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Analisi tattica: la nuova creatura di Roberto De Zerbi

"C'è un uomo dietro un allenatore. Quindi cerco di portare la mia personalità nel mio lavoro di allenatore. Se passo tutta la vita a lavorare nel calcio, voglio farlo a modo mio. Non sono qui per passare il tempo. Se dedico tanto tempo della mia vita al calcio, voglio divertirmi, essere protagonista e portare i miei valori umani. Voglio essere felice per quello che sto facendo. E questo passa attraverso il fatto di determinare da solo cosa accadrà. Non è detto che vinceremo, ma almeno ho fatto una scelta. Dico sempre che scegliamo come perdere, perché nessuno sa come vinceremo. Non c'è un solo modo per vincere altrimenti faremmo tutti lo stesso percorso. A me non piacciono le scommesse, non mi piace andare al casinò, non mi piacciono le scommesse sportive. Amo lavorare e credo nel valore di lavorare in questa professione. Lanciare lanci lunghi davanti sarebbe come dire 'Non so se prenderò la palla io o l'avversario, vediamo'. Se invece concentro il mio lavoro con la palla, quando sbaglio vuol dire che devo lavorare di più e se ci riesco vuol dire che il lavoro paga".

Roberto De Zerbi è uno degli allenatori che più ha colpito e suscitato l'attenzione dei mass media e degli addetti ai lavori. La sua filosofia propositiva e coraggiosa ha reso il Sassuolo una delle squadre più divertenti e accattivanti dell'ultima Serie A. Il mister bresciano, dopo aver ottenuto uno straordinario 8° posto, ha deciso di salutare il Mapei Stadium per volare in Ucraina e mettersi alla prova nel club più prestigioso del paese: lo Shakhtar Donetsk.

Il campionato ucraino partirà tra pochi giorni, perciò la squadra di De Zerbi ha iniziato la preparazione a fine giugno, in concomitanza con gli Europei. Siamo ormai giunti nel periodo delle amichevoli estive e tutti hanno potuto guardare/studiare le proposte dell'ex Sassuolo.

Sistema di gioco: 1-4-2-3-1

Il sistema di base è lo stesso proposto a Sassuolo. De Zerbi non è dogmatico sul sistema e perciò sicuramente sta lavorando su possibili soluzioni alternative e varianti. Nella sua precedente esperienza usava con frequenza la difesa a 3 (1-3-4-2-1/1-2) oppure l'1-4-3-3 per avere più copertura a centrocampo. Nel 2021 sono sicuramente più importanti i principi e i compiti rispetto ai ruoli e ai moduli, perciò nell'interpretare l'idea di calcio di De Zerbi dobbiamo essere elastici e in grado di capire le richieste del mister nelle varie fasi e situazioni di gioco, senza fissarsi eccessivamente sui ruoli di partenza.

L'analisi è stata fatta al seguito dell'amichevole in casa dello Schalke 04, squadra tedesca di 2.Bundesliga, di livello comunque abbastanza competitivo per i ragazzi di De Zerbi.


L'arrivo di De Zerbi è coinciso con 3 nuovi acquisti, subito schierati tutti negli 11 titolari:
- Marlon, difensore centrale pagato 12 milioni dal Sassuolo, ha già lavorato con De Zerbi ed è stato voluto fortemente per le sue doti di palleggio e per avere un giocatore che già avesse a che fare coi principi del mister
- Pedrinho, esterno mancino d'attacco pagato 18 milioni dal Benfica, ha 23 anni ed è un giocatore molto creativo e rapido; la sua abilità di spaziare sulla trequarti, di saltare l'uomo e di rientrare per cercare la conclusione personale sono tra le principali motivazioni del suo acquisto
- Lassina Traorè, attaccante 20enne pagato 8 milioni (+ bonus) dall'Ajax, ha un mix di esplosività e forza fisica che lo rendono un giocatore estremamente mobile e duttile, è infatti in grado di ricoprire il ruolo di esterno d'attacco ed è molto costruttivo in fase di sviluppo del gioco

1. Superiorità numerica contro la prima linea di pressione

Stiamo parlando probabilmente di uno dei principi più importanti del calcio ad oggi. Nel momento in cui si opta per una costruzione dal basso e si cercano di evitare, per quanto possibile, le uscite lunghe, la creazione di superiorità numerica contro la prima linea di pressione è fondamentale per assicurarsi di avere il giusto mix tra adeguata copertura e sufficienti/convincenti opzioni di gioco. La difesa a 4 di mister De Zerbi in costruzione è formata dai due centrali, Vitao e Marlon, il terzino sinistro Kornilenko e il centrocampista centrale di destra, Maycon, che scala tra Marlon e Dodò, permettendo al terzino brasiliano di salire sulla linea dei centrocampisti/trequartisti. E' importante sottolineare che Maycon sia un sinistro naturale e giochi de facto, come terzino-braccetto destro: questa scelta è data dal fatto che De Zerbi gli chieda di cercare soluzioni a centrocampo ed avere sempre una postura aperta per poter dare un'occhiata al lato debole.


E' altresì interessante valutare le distanze orizzontali e verticali tra i reparti che vengono a formarsi. Per comodità, possiamo dividere la squadra in due blocchi:

- 1-4-1 in costruzione: il portiere, i due centrali e il regista (Marcos Antonio), formano un rombo per occuparsi della costruzione dal basso. In aiuto ci sono Kornilenko e Maycon, i quali non si allargano mai troppo e non giocano in ampiezza, ma preferiscono stare stretti e posizionarsi nei corridoi interni: questa scelta è utile per facilitare la creazione di triangoli (con il regista e coi difensori centrali) che creino superiorità numerica e aiutino la circolazione della palla anche sotto grande pressione. Far ripiegare così tanti giocatori nella parte centrale della propria metà campo assicura più protezione al portiere e permette agli altri giocatori di giocare negli/con gli spazi. Se gli avversari scelgono di marcare a uomo a tutto campo, il lancio nello spazio diventa una giocata che permette di creare 1v1 e 2v2 interessanti; al contrario, se gli avversari scelgono di difendere la profondità, pressano in inferiorità numerica e lo Shakhtar arriva più facilmente nella trequarti per rifinire l'azione.
- 4-1 avanzati: la disposizione è molto importante per capire i compiti di ciascun giocatore. Due giocatori (Salomon e Dodò/Pedrinho) sono incaricati di dare massima ampiezza alla squadra, giocando alti e sulla linea laterale: la difesa avversaria deve decidere se marcarli stretti con il rischio di concedere corridoi e spazi al centro oppure allentare la marcatura e rischiare di concedere due uscite pulite dal basso. Altri due giocatori, solitamente i più creativi ed estrosi della squadra, si posizionano nei corridoi interni: il loro compito è cercare di ricevere la palla alle spalle della seconda linea di pressione, dando un appoggio al regista e facendo da sostegni ai movimenti della punta. Di frequente Traorè e Alan Patrick si scambiano di posizione per evitare di concedere punti di riferimento alla difesa avversaria e creare spazio alle spalle della difesa.

Tra i due blocchi ci sono distanze diverse in base alla posizione del pallone:

- terzo difensivo: il blocco di costruzione gioca a ridosso dell'area di rigore e il blocco di rifinitura si posiziona nei pressi del centrocampo. L'obiettivo è allungare la struttura difensiva avversaria ed attaccare lo spazio alle spalle la prima linea di pressione con combinazioni nello stretto
- terzo centrale, situazione di gioco dinamico: la squadra è molto compatta, i reparti sono vicini e l'obiettivo è muovere la difesa avversaria per cercare l'imbucata. E' importante il lavoro in ampiezza dei due esterni (o esterno e terzino). Solitamente la punta tenta qualche scatto in profondità: l'obiettivo è far assorbire alla difesa quel movimento e allungare leggermente le maglie avversarie, perché c'è spazio attaccabile alle spalle della difesa (mentre nel terzo offensivo viene a mancare)
- terzo offensivo: due giocatori rimangono a protezione della porta sulla linea del centrocampo (diventano 3 nel caso in cui gli avversari lascino 2+ giocatori avanzati), mentre gli altri cercano di creare continuamente combinazioni nello stretto per finalizzare l'imbucata o arrivare sul fondo e mettere un pallone a tagliare in area di rigore per chi si inserisce da dietro

2. Superiorità posizionale al di là di ogni linea di pressione

Questo principio di "guardioliana" memoria sottolinea l'importanza di eliminare una linea di pressione agendole alle spalle. In questo caso la sottolineatura va sull'occupazione intelligente dei corridoi e sulla continua ricerca del terzo uomo. L'uomo chiave per questo principio è sicuramente Alan Patrick: cresciuto come ala, con il passare del tempo il brasiliano sta diventando un trequartista completo e intelligente. Sa muoversi perfettamente nei corridoi ed è bravo a ricevere la palla spalle alla porta per dare uno scarico o girarsi e combinare con i giocatori avanzati. Si possono riconoscere due ricerche principali della superiorità posizionale (ovvero, per chiarire, un piazzamento più favorevole per creare facilmente delle occasioni da gol o dei promettenti sviluppi di gioco):

1. Alle spalle della prima linea di pressione: i giocatori che si muovono per ricevere la palla sono il regista, Marcos Antonio, che sta sempre in zona palla e cerca di continuo di trovarsi in zona luce (spesso dà ancora le spalle al campo, rallentando la costruzione), e i due giocatori nei corridoi, Alan Patrick e Pedrinho. Se la palla arriva sugli esterni perché il centrocampo è intasato, Marcos Antonio, Maycon e Alan Patrick possono diventare soluzioni per giocare sul terzo uomo ed effettuare un cambio di gioco veloce.

Le zone viola sono gli spazi al di là delle prime due linee di pressione: l'obiettivo della costruzione è far arrivare il pallone in queste zone per sviluppare in modo promettente l'azione

2. Alle spalle del centrocampo: riuscire a far arrivare la palla alle spalle del centrocampo e davanti alla difesa, comunemente chiamata zona 14, significa attaccare nella zona più pericolosa del campo, ovvero di fronte all'area di rigore. La difesa, per difendere il centro, è costretta a stringere e concedere un attacco sui fianchi o, in caso di mancata aggressività in zona palla, lasciare un tiro da fuori area, soluzione gradita ai piedi buoni dello Shakhtar.

3. Sfruttare lo spazio con inserimenti dalle retrovie

Non bisogna aver paura di avanzare con o senza palla. Per contribuire all'attacco e creare imprevedibilità, ogni tanto serve aggiungere un difensore tra le linee e far sì che si proponga in zone offensive del campo. Il giocatore che è più incline a questi tagli è Kornilenko: il terzino sinistro ucraino non ama giocare largo e sta lavorando incessantemente sulle sovrapposizioni interne. Questi movimenti lunghi e profondi permettono allo Shakhtar di mandare in overload un dato lato del campo e obbligare gli avversari a impiegare più uomini in quella zona per non finire in inferiorità numerica. L'overload in una metà verticale del campo permette di creare vantaggio sul lato debole, dove lo Shakhtar ricerca la superiorità qualitativa, ovvero un 1v1 particolarmente favorevole (facile da creare avendo molti fantasisti e brasiliani in grado di saltare con continuità l'uomo). Questo concetto veniva proposto molto bene al Sassuolo, dove Jeremy Boga partiva molto largo a sinistra e riceveva un cambio di gioco dalla destra per puntare (e saltare) il terzino e cercare il fondo o il tiro a rientrare.

Questa sovrapposizione interna porta diversi benefici in zona palla e sul lato debole:
- libera una linea di passaggio per il giocatore in ampiezza sulla fascia sinistra e per un'eventuale conduzione del portatore di palla
- offre una soluzione a sostegno alla punta, nel caso in cui il portatore di palla decidesse di verticalizzare proprio alla punta
- obbliga ad un movimento in aiuto di uno dei 3 difensori o un centrocampista: se si muove un difensore, l'esterno sinistro deve scalare verso il centro e si può preparare un cambio di gioco per attaccare sulla fascia d'attacco destra; se aiuta un centrocampista, le combinazioni nello stretto a centrocampo vengono facilitate da una superiorità numerica e si può arrivare più semplicemente in zona 14

Costruzione dal portiere radicale: 4 giocatori in area

La proposta da cui nasce questa analisi e che ha fatto letteralmente impazzire i social network si è vista contro lo Schalke, in una "banale" situazione di rimessa dal fondo.

State vedendo bene. In area di rigore ci sono 4 giocatori più il portiere. Follia o genio? In medio stat virtus. E' il 25' ed è la prima rimessa dal fondo della partita, perciò lo Schalke non ha ancora avuto a che fare con delle soluzioni codificate. Il portiere batte al centro dell'area piccola con Vitao e Marlon in appoggio, sempre all'interno dell'area piccola. I due centrocampisti centrali, Maycon e Marcos Antonio, sono all'incirca sulla proiezione dei pali. Lo Schalke, convinto di poter forzare una palla persa (e questa idea parte proprio sulla base di questa convinzione che viene data agli avversari), sceglie di andare in parità numerica (escludendo il portiere) e pressando ultra-offensivo. Sui lati, anche se nell'immagine si fatica a vederli, ci sono i due terzini: partono molto larghi e sono anche loro seguiti pedissequamente da un diretto avversario ciascuno.

Dopo aver controllato la (non) disponibilità dei terzini, il portiere Trubin gioca la palla a Marcos Antonio, il quale non dà del tutto le spalle al campo, ma guarda il lato destro.

La scelta dei giocatori dello Shakhtar dipende dalla pressione che riceveranno. I 5 giocatori in area di rigore creano 3 triangoli in distanze davvero brevi che permettono loro di dialogare con semplicità e in tempi molto brevi. In caso di errore del ricevente che è spalle alla porta, i due centrali possono contro-aggredire subito, mentre in caso di errore dei due centrali viene in aiuto un altro prezioso difensore: la linea di fondocampo. Ho scelto per comodità di numerare da 1 a 6 i sei giocatori dello Schalke coinvolti nel pressing a tutto campo, indicandone i movimenti sul primo tocco:

Dei 4 giocatori centrali, 3 aggrediscono forte in area di rigore e uno va a copertura dell'immenso spazio libero tra l'area di rigore e il centrocampo. I due giocatori esterni vanno a uomo, così come i due braccetti sugli esterni d'attacco. La postura del corpo del ricevente gli permette di vedere chi va a marcare il giocatore n.2, ovvero l'altro centrocampista centrale. Non può girarsi verso sinistra perché non vede e sa di aver un avversario (o due) alle spalle, perciò sceglie di scaricare al giocatore più libero, il n.3 arancione, Vitao:

Il n.4, che è andato a difendere la profondità, cerca di schermare la ricezione di Alan Patrick e ristabilire la superiorità numerica in difesa. Il vantaggio della ricezione di Vitao è la possibilità di vedere tutto il campo e di valutare la giocata migliore: spesso nel corso della partita sarà proprio lui a cercare sui piedi direttamente l'esterno destro, Pedrinho, il quale tenterà la giocata ad un sostegno e un attacco senza palla della profondità. In questo caso Vitao viene subito attaccato dal n.2 e perciò fatica a orientare bene la giocata. Sembra che non ci siano soluzioni di gioco perché lo Schalke ha utilizzato bene la parità numerica, invece è proprio l'uomo non considerato dai tedeschi a permettere agli ucraini di uscirne: il portiere Trubin è pronto a ricevere ed è la soluzione più sicura.

Il portiere riceve e viene immediatamente attaccato dai marcatori dei centrali difensivi, che per togliergli gli appoggi orizzontali fanno l'errore di concedere la profondità. Trubin non si fida di giocare la palla al suo numero 8 per uscirne, poiché la pressione del n.2 va a schermare quell'opzione di gioco e decide di utilizzare lo spazio che si è creato tra il blocco difensivo e quello offensivo: la pressione del n.3 infatti è fatta per impedire la ricezione sui piedi del numero 7 dello Shakhtar. Trubin effettua un passaggio sulla corsa del numero 7, che fa scattare i due esterni d'attacco verso le fasce per creare ampiezza ed annullare una contro-aggressione in avanti della difesa. Ora lo Shakhtar può andare in contropiede 5v5 dopo aver eliminato, con soli 4 passaggi in area, 5 giocatori avversari:

La rimessa dal fondo, dopo questo spavento iniziale, è diventata un tema tattico della partita. Lo Schalke ha provato a rispondere in modo diverso allo schieramento dello Shakhtar: se vengono coperti gli spazi centrali al di fuori dell'area di rigore, c'è meno pressione sui terzini e perciò viene tentata un'uscita laterale, coinvolgendo i terzini e i 3 trequartisti che stringono e si fanno vedere in zona palla per combinare sul corto. La scelta di portare meno di 4 uomini in pressione ultra-offensiva si rivelerebbe ancora più deleteria perché si avrebbe la pressoché certezza matematica di venire saltati e perdere 3 giocatori per difendere in situazioni di gioco dinamico. Lo Schalke tenterà anche di organizzare una linea d'attesa sulla trequarti, la quale però è costretta a difendere anche in ampiezza e concederà troppo spazio per imbucate centrali e nei corridoi. 

Insomma, difendere in parità numerica e a tutto campo è un azzardo ed ha buone probabilità di recuperare il pallone così come di subire un contropiede a tutto campo; la difesa attendista invece risulta deleteria perché concede spazio e fa correre a vuoto uomini preziosi. Che De Zerbi abbia trovato davvero un diamante nella pietra?

Conclusioni

Roberto De Zerbi non ha paura di esporsi e rischiare la giocata per costruire l'azione. Ha delle idee ben chiare in testa e sta cercando di portarle avanti anche all'estero. Grazie alla tecnica individuale e alla numerosa presenza di brasiliani e portoghesi, il calcio del tecnico bresciano può esaltarsi e conoscere nuove vette, anche in palcoscenici europei. I rischi che si assume gli creeranno sicuramente qualche incidente di percorso e qualche dubbioso emergerà ben presto, ma la strada delle idee e del gioco propositivo che lo ha portato fin qui ben si sposa con il progetto Shakhtar Donetsk e tutti gli addetti ai lavori sono convinti che queste proposte siano solo l'inizio di un periodo di rinnovamento e crescita della sua idea di calcio e del calcio in generale.

Poiché amo la mia libertà, cerco luoghi dove posso lavorare liberamente pur essendo me stesso. Non cerco una panchina che mi faccia vincere una specie di trofeo, non cerco una panchina che mi faccia vincere milioni di euro o che abbia un nome prestigioso solo per avere il piacere di dire che è un nome prestigioso. Voglio lavorare con le mie idee e con la mia personalità. Se oggi sono arrivato allo Shakhtar, che per me è un top club, è perché per me c'erano le condizioni per essere me stesso qui. [...]  Quando dai il massimo nel tuo lavoro quotidiano, non puoi essere felice se è solo per i soldi di un club prestigioso, solo per avere lo stemma di un grande club sulla tua giacca. Sei felice se lavori con i tuoi valori, con le tue idee, essendo te stesso, se provi gratitudine intorno a te. Dobbiamo capire cosa è più importante per ognuno di noi.

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